Ritrattamento canalare: quando bisogna rifare una devitalizzazione

Il ritrattamento canalare consiste nel ripetere la terapia endodontica su un dente già devitalizzato quando la precedente cura non ha portato alla completa guarigione oppure quando, anche a distanza di anni, si sviluppa una nuova infezione.

Non significa necessariamente che la prima devitalizzazione sia stata eseguita male: possono esserci canali molto stretti o difficili da individuare, infiltrazioni, nuove carie o problemi comparsi successivamente.

L’obiettivo è rimuovere il vecchio materiale dai canali radicolari, individuare e trattare la causa del problema, disinfettare nuovamente il sistema canalare e sigillarlo, cercando di conservare il dente naturale ed evitare l’estrazione quando le condizioni lo permettono.

Quando bisogna rifare una devitalizzazione?

Una devitalizzazione può funzionare correttamente per molti anni e un dente trattato endodonticamente può rimanere in bocca molto a lungo. Esistono però situazioni in cui il tessuto intorno alla radice non guarisce come previsto, oppure si sviluppa un nuovo problema mesi o anni dopo il primo trattamento.

Tra le cause più frequenti di un ritrattamento canalare ci sono:

  • canali radicolari non individuati o non trattati durante la prima terapia, soprattutto quando l’anatomia del dente è particolarmente complessa;
  • canali molto stretti, curvi o difficili da raggiungere;
  • persistenza di batteri all’interno del sistema canalare;
  • una nuova carie che permette ai batteri di raggiungere il materiale presente nei canali;
  • un’otturazione o una corona che non garantiscono più un sigillo adeguato;
  • una corona o un’otturazione incrinata, rotta o allentata;
  • una nuova frattura del dente.

È importante distinguere tra due situazioni:

  1. Nel primo caso, il dente non guarisce completamente dopo la prima terapia canalare.
  2. Nel secondo, il trattamento aveva avuto un buon risultato, ma un problema comparso successivamente permette ai batteri di contaminare di nuovo il sistema canalare.

In entrambi i casi può essere necessario intervenire nuovamente. Questo spiega anche perché parlare semplicemente di devitalizzazione fallita è fuorviante. A volte la causa è legata a caratteristiche anatomiche molto difficili da individuare; altre volte la reinfezione compare molto tempo dopo un trattamento inizialmente efficace.

Quali sono i sintomi di una devitalizzazione da rifare?

Un dente già devitalizzato che necessita di un nuovo trattamento non provoca necessariamente dolore. Dopo la terapia canalare la polpa presente all’interno del dente è stata rimossa, ma i tessuti che circondano la radice continuano a essere vitali e innervati. Se in quella zona si sviluppa un’infiammazione, quindi, il dente può comunque far male alla pressione o durante la masticazione.

Tra i possibili segnali ci sono:

  • dolore quando si mastica o si tocca il dente,
  • gonfiore della gengiva,
  • sensazione di pressione,
  • comparsa di una piccola fistola o bollicina sulla gengiva.

Ma può accadere anche il contrario: il paziente non avverte nulla e il problema viene scoperto durante una radiografia di controllo. Esistono infatti infiammazioni intorno alla radice che possono essere completamente asintomatiche e diventare evidenti soltanto agli esami radiografici

Per questo l’assenza di dolore non basta, da sola, a stabilire che un dente devitalizzato sia necessariamente guarito.

Allo stesso tempo, non ogni fastidio su un dente devitalizzato significa automaticamente che va rifatta la cura. Il dolore può avere origini differenti e anche un’immagine radiografica deve essere interpretata nel contesto clinico e confrontata, quando possibile, con gli esami precedenti. Serve quindi prima una diagnosi.

Come si capisce se è necessario un ritrattamento canalare?

Il dentista considera la storia del dente, il momento in cui è stata eseguita la precedente devitalizzazione, la presenza di eventuali ricostruzioni, corone o perni e l’andamento dei sintomi.

L’esame clinico permette poi di valutare il dente e i tessuti circostanti. Possono essere controllati la risposta alla percussione e alla masticazione, la presenza di gonfiore o fistole, la stabilità della ricostruzione e l’eventuale presenza di segni compatibili con una frattura.

Un ruolo fondamentale è svolto dagli esami radiografici, che consentono di osservare la qualità e l’estensione della precedente otturazione canalare e verificare se sono presenti alterazioni nell’osso intorno alle radici.

Nei casi più complessi può essere indicata anche una CBCT, cioè un esame tridimensionale che permette di studiare in maniera più dettagliata anatomia radicolare, lesioni e strutture circostanti. Non è un esame necessario per ogni ritrattamento, ma può fornire informazioni aggiuntive quando le normali immagini bidimensionali non sono sufficienti.

In Studio Rao l’area di Endodonzia e Conservativa dispone di radiografia digitale e CBCT, utilizzata nei casi endodontici complessi quando indicata.

quando e come rifare un trattamento canalare

Come si rifà una devitalizzazione?

Il ritrattamento canalare parte da un dente che è già stato curato e spesso anche ricostruito. Per questo può essere tecnicamente più complesso della prima terapia canalare.

  • Per raggiungere nuovamente i canali è necessario rimuovere o attraversare restauri già presenti e, in alcuni casi, gestire corone, ricostruzioni o perni.
  • Una volta ottenuto l’accesso, il materiale utilizzato nella precedente devitalizzazione viene rimosso. Il dentista può così esplorare nuovamente il sistema canalare, cercare eventuali canali non trattati e verificare la presenza di particolarità anatomiche che potrebbero aver contribuito alla persistenza dell’infezione. I canali vengono quindi nuovamente preparati, puliti e disinfettati.
  • Quando il sistema canalare è stato trattato in maniera adeguata, viene eseguita una nuova otturazione e sigillatura dei canali. Il dente dovrà poi essere ricostruito in modo da ristabilire un sigillo efficace e proteggerlo.

Quest’ultimo passaggio è importante quanto il trattamento all’interno delle radici: se batteri e saliva riescono nuovamente a penetrare dall’alto attraverso una ricostruzione non più ermetica, anche il sistema canalare può essere contaminato.

Ecco perché il ritrattamento non consiste semplicemente nel rifare la devitalizzazione. Bisogna capire perché il primo risultato non è stato stabile e, quando possibile, correggerne la causa.

Quando è il momento di far controllare un dente devitalizzato

Quando il dente è ancora strutturalmente recuperabile, il ritrattamento può consentire di conservarlo evitando l’estrazione. Se invece sono presenti fratture o una compromissione importante della struttura dentale, devono essere valutate altre soluzioni.

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Domande frequenti

Rifare una devitalizzazione significa che la prima è stata fatta male?

No. Un ritrattamento può rendersi necessario perché alcuni canali erano molto stretti, curvi o difficili da individuare, ma anche perché il dente si è reinfettato successivamente a causa di una nuova carie, di un’infiltrazione, di una ricostruzione danneggiata o di una frattura.

Un dente devitalizzato può infettarsi di nuovo dopo anni?

Sì. Anche un dente che inizialmente aveva risposto bene alla terapia canalare può sviluppare una nuova infezione se i batteri riescono nuovamente a raggiungere il sistema canalare, per esempio attraverso una carie o una corona o otturazione non più adeguatamente sigillata.

Un dente devitalizzato può avere un’infezione senza fare male?

Sì. Alcune alterazioni intorno alla radice possono essere asintomatiche e venire individuate durante gli esami radiografici. Per questo la presenza o l’assenza di dolore, da sole, non bastano a stabilire se sia necessario un ritrattamento.

È sempre possibile rifare una devitalizzazione?

No. Prima bisogna valutare se è tecnicamente possibile accedere nuovamente ai canali e se il dente possiede condizioni strutturali che ne consentono la conservazione. Quando il ritrattamento tradizionale non è indicato possono essere considerate la chirurgia endodontica oppure, nei casi non recuperabili, l’estrazione.


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